Parrucchieri, vestiti e la rappresentazione di noi stessi

Questo è un post di capelli e parrucchieri, astenersi i disinteressati.

La mia storia con i parrucchieri inizia, come ogni storia che si rispetti, con un dramma. Avrò avuto una decina d’anni o forse meno. Portavo i capelli corti per scelta della mia famiglia, e una mattina di pioggia a Cortina sono stata mandata in paese a darmi una spuntatina. Mi accompagnava la zia Neva, il parrucchiere era piuttosto un barbiere, nella piazza principale, forse c’è ancora. Mi sono seduta, e il barbiere ha cominciato a tagliare. Non smetteva più. Non è che ci fosse poi così tanto da tagliare, in ogni caso la spuntatina in men che non si dica si stava trasformando in una quasi pelata. Io trattenevo a stento le lacrime ma non osavo dire nulla. La zia si era distratta, poi ha pagato e siamo uscite, e a quel punto io sono scoppiata in singhiozzi… finchè la zia era quasi più disperata di me. Perchè è vero che i capelli crescono, ma ci mettono un bel po’, e fino a quando non sono ricresciuti non c’è rimedio. Così mi ha fatto un regalo, una dolcevita che era esposta da qualche giorno in uno dei più bei negozi del centro e che sicuramente costava uno sproposito. Ma era bellissima e, con quel ricchissimo contenuto di disperazioni e consolazioni, l’ho portata e straportata e conservata finchè ho potuto. Se sapessi dipingere ve la potrei riprodurre in ogni dettaglio.

Dopo questo inizio, il mio rapporto con i parrucchieri non è mai stato facile (ma per chi lo è?), oscillante tra il pensiero magico che si potesse uscire meglio di come si era entrati e il terrore di non essere capiti e di uscire molto peggio di come si era entrati.

D’altro canto non è affatto semplice rappresentare noi stessi. Presentarci al mondo per quelli che siamo. Visto che siamo anche in continuo cambiamento, ogni esperienza che facciamo ci modifica e anche se deep down siamo sempre gli stessi, c’è moltissimo che varia e si evolve. Per questo cambiamo colore di capelli e pettinatura, e vestiti e look. Non è solo vanità o solo seguire le mode, o solo irrequietezza o solo voglia di cambiare per il gusto di cambiare. Certo può essere anche tutto questo. Ma spesso sotto la superficie di futili motivazioni ci sono motivi veri.

Il principale appunto è quello di sentirsi rappresentati per come si è. L’apparenza non dovrebbe ingannare, dovrebbe guidare verso la nostra verità.

Quando mi ricordo di questo mi ricordo anche perché ho cominciato questo blog, perché penso che lo stile sia una cosa importante pure in un momento storico in cui sembra che ci sia ben altro a cui pensare (che poi ci sarà mai stato un momento storico in cui non ci fosse ben altro a cui pensare? Eppure gli uomini e le donne si sono sempre vestiti e acconciati i capelli, e l’hanno sempre fatto con impegno e attenzione), che non si ci debba sentire in colpa se si sta sempre attenti a come ci si veste e ci si presenta, e che ognuno debba trovare il proprio stile e infischiarsene di quello che gli altri ne pensano o gli dicono.

Poi ci sono i professionisti. Quelli a cui ci si rivolge perché ne sanno di più, sono esperti, hanno studiato. Come i medici, gli psicologi, gli ingegneri, i sarti. Ci sono quelli bravi e quelli meno bravi, quelli che ci piacciono perché il modo di fare, l’approccio, ci è vicino, ci corrisponde. Bisogna cercarli, chiedere agli amici, provare. Alle volte quando penso ma come faranno a vivere così tanti negozi di parrucchiere, la risposta è che siamo tanti, con bisogni diversi e richieste diverse.

Ho cambiato moltissimi parrucchieri nella mia vita. Molti sono stati tentativi falliti al primo colpo. Qualcuno è durato un po’, e poi magari invece di essere cambiata io sono cambiati loro, di città, di stile, di lavoro anche.

Ieri su consiglio di un’amica sono approdata da Tony & Guy a Milano, quello di via Turati. È stata un’esperienza bella e particolare. Loro sono stati gentili e premurosi ma soprattutto seri e professionali. Hanno ascoltato, pensato, proposto. Io sono stata chiara nello spiegare che cosa cercavo, mi ero preparata. All’incrocio di queste due nitidezze non ci sono stati cambiamenti radicali. Dei tocchi di luce che quasi non si vedono. Un taglio preciso che quasi non si vede. Uno styling naturale che quasi non si vede che è diverso da quello di casa.

I piccoli cambiamenti che ci riguardano ogni giorno spesso non si fanno evidenti che quando c’è stato un certo accumulo. Allora succede che da un giorno all’altro, i nostri vestiti non ci soddisfano più, i nostri capelli, il trucco, tutto quello che appare stona con come ci sentiamo. E succede anche che l’aggiustamento pure, procede per piccole modifiche, un modo diverso di indossare le stesse cose, una nuova combinazione di vecchi outfit, il recupero di qualcosa che si pensava non si sarebbe messo più ma meno male non abbiamo buttato. E che c’è un giorno che finalmente quello che appariamo e quello che siamo coincidono. Ed è proprio bello.

Buona giornata quindi!

Anna da Re

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