Tornare a Torino. Sì, lo sapevo che sarebbe stato bello. Anzi bellissimo

In un certo senso, fino all’ultimo non ci si credeva. Il Salone del libro in presenza? Tutti tutti come una volta? Gli eventi dal vivo? Gli incontri di persona? E solo la mascherina come limite?

Eppure è successo. Gli eventi con le persone sedute una di fianco all’altra, con la mascherina certo ma senza quelle due sedie di distanza che dai, facevano tristezza anche se qualche volta erano comode per metterci il soprabito e la borsa e la pila di libri comprati. Gli amici e i conoscenti e i colleghi con cui non ci si preoccupava di tenere le distanze, qualcuno che abbracciava con slancio, qualcuno un po’ trattenuto, ma insomma abbracciarsi quando ci si è simpatici e non ci si vede da tanto tempo, ci viene spontaneo a noi umani.

E quindi questo Salone è stato un Salone gioioso. Pervaso di gioia. Secondo me. Nel senso che i libri erano tanti, tantissimi. Qualche editore è scomparso o per colpa della pandemia o per colpa di altro, ma qualcuno di nuovo è nato, grazie alla pandemia o indipendentemente dalla pandemia. Ma tra vecchi e nuovi gli editori erano tantissimi e i libri proposti tantissimi e molti pure attraenti, poi certo tutto non si può comprare. Gli eventi anche erano tantissimi, e parecchi anche pienissimi. La gente che faceva la fila per il biglietto o per entrare, per il bagno o per il caffè, che girava per gli stand, che camminava e man mano che la giornata avanzava si trascinava borse e sacchetti e verso fine giornata si accasciava dove riusciva a trovare da sedersi, la gente era tantissima. E di ogni tipo, vecchi e giovani, strampalati e distinti, ben vestiti e mal vestiti, eccentrici e regolari, come sempre una grandissima varietà. E tutto questo issimo che ho deliberatamente usato era gioia. Di essere di nuovo lì, in un modo o in un altro.

E quella gioia l’ho condivisa e provata anch’io.

Già per me stare in mezzo ai libri è stare a casa. Stare al Salone di Torino, dove vado da anni, è stare a casa. Ma naturalmente il bello è stato poter incontrare vecchi amici e vecchie conoscenze, alle volte solo per un attimo, ma quegli attimi intensi in cui inglobi tutto, ah sei qui, ah allora stai bene, ah allora ti occupi ancora di libri, ah allora ci potremo sentire, ah allora lavoreremo ancora insieme. Alla volte per chiacchierate più lunghe.

Insomma la gioia penso ce l’avessimo dentro tutti, e ovviamente ognuno la irradiava ed era irradiato da quella degli altri.

Una gioia che pare abbia contagiato anche le vendite. Si, certo, si vende ai lettori e non ai non lettori. Però insomma, è come pensare di vendere il formaggio a me: non mi piace, non mi è mai piaciuto, vivo benissimo senza, non comprarlo è un mio diritto. Vale per tutti i prodotti, libri compresi. Che invece di libri ne ho comprati. E anche ricevuti in regalo. Altra gioia.

Ma gioiamo per la gioia di essere stati a Torino. E cominciamo la nuova settimana un po’ stanchi perchè abbiamo lavorato il weekend, ma con la slancio di lavorare per qualcosa che ci piace (plurale majestatis, già)

Buona giornata!

Anna da Re

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