La piccola Parigi di Massimiliano Alberti

Avevo scritto un piccolo post sul fatto che certi autori mi commuovono pure a leggere le loro interviste, qualche giorno fa, e poco dopo mi è arrivato un messaggio di Massimiliano Alberti che mi proponeva di leggere il suo libro, La piccola Parigi.

Confesso che non mi ricordavo, ma non mi ricordo tuttora, come fossi entrato in contatto con Massimiliano. Immagino che occupandomi di libri sia normale avere dei contatti con gli scrittori. Però lì per lì, quando ho ricevuto il messaggio ho pensato oddio e ora che gli dico. Perché un conto è leggere i libri che ci si è comprati in libreria, un conto è leggere i libri di autori che sono a milioni di chilometri e parlano altre lingue, un conto è leggere i libri di signore e signori che sono all’ombra dei cipressi, e un conto è leggere il libro di un autore vivente e che aspetta poi che voi di quel libro parliate. È una bella responsabilità. Soprattutto se non vi piace…

Quindi io di solito declino. Non so perché in questo caso non l’ho fatto. Di certo il libro era pubblicato da un editore, e questo, lo so che sono di parte, per me è una garanzia. Vuol dire che qualcuno l’ha letto e ha deciso che valeva la pena di darlo alle stampe. Vuol dire che qualcuno si è anche preso la briga di segnalare i difetti e farli correggere. Vuol dire che qualcuno si è impegnato per far vivere quel libro al di là del suo autore.

E così me lo sono fatta mandare. E l’ho messo tra i libri da leggere, non crediate che sia un posto dove metto i libri da leggere, no, no, i libri da leggere stanno sparsi in casa, semplicemente.

Poi domenica ero qui a casa, era una giornata più o meno come oggi, piovosa e buia, mi sono messa sulla nuova poltrona da lettura e ho cominciato. E sapete cosa? Non ho smesso fino a che non l’ho finito. E non si tratta di un giallo, non si tratta di una trama in cui vuoi vedere come va a finire, anche se si, un po’ le sorti del personaggio le volevo sapere. Si tratta del fatto che è una bella storia raccontata bene. Che è onesta, pur raccontata in prima persona non nasconde le meschinità e le brutture del protagonista. E poi è ambientata a Trieste, città che adoro pur conoscendola poco. Sarà che ho delle radici friulane, anche se non di quella zona del Friuli? Certo è che se la piccola Parigi esiste davvero voglio andare a vederla subito! E poi dopo proseguire per il monte Lussari, di cui ieri sera su FB ho visto una splendida immagine e mi sono ricordata che mio papà ci andava ogni tanto, che ci raccontava che da lì scendeva la pista più lunga d’Italia…

Ma torniamo a quello che mi è piaciuto di La piccola Parigi. C’è quel senso di riconoscimento di quando un autore ti racconta un mondo che non è il tuo ma in cui puoi specchiarti e ritrovarti. C’è una ricercatezza di scrittura, che però viene abbandonata nel momento in cui non è più necessaria, nel momento in cui è necessario altro, immediatezza, rapidità. C’è la patina di fascino che fa brillare il nostro passato, di una luce che è quella della memoria e del tempo andato per sempre. C’è il rimpianto per quello che non abbiamo capito (ma anche Guccini cantava “È difficile capire, se non hai capito già”) e che ora ci sembrerebbe avremmo potuto capire, ma sappiamo che non è vero. C’è la povertà che conserva la sua dignità, c’è l’impegno e lo sforzo per uscirne. C’è l’amore, c’è chi si perde e chi sorprendentemente ce la fa.

Ecco, questo ho trovato e questo mi ha dato il pomeriggio passato in compagnia di questo libro.

E ora torno al lavoro. Buona serata!

Anna da Re

2 risposte a "La piccola Parigi di Massimiliano Alberti"

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