La variante Omicron, le statistiche e il diavolo che ci mette la coda

Avete presente come troviamo assurde le statistiche? Il famoso mezzo pollo che mangia la famiglia italiana, quando tutti sappiamo benissimo che ci sono famiglie che di polli ne mangiano due o tre e altre che non li vedono neanche dipinti. Beh, queste sono le medie, no? E in fondo delle statistiche abbiamo bisogno.

E sul Covid e le sue varianti non ce ne mancano di certo, di statistiche. Anzi si tende a non guardarle perché fanno girare la testa.

Eppure nel 60% della popolazione che ha preso o prenderà la variante Omicron (che tutti davvero speriamo sia quella che ci porta dalla malattia pandemica a quella endemica), ci sono anch’io. Non ho fatto il tampone. Ne avevo fatto uno la settimana scorsa e poi domenica mi sono ritrovata con una grattugia nella gola, che pare sia proprio il primo sintomo di Covid variante Omicron. Poi mi sono venute un po’ di febbriciattola, dolori alle ossa, un raffreddore piuttosto timido ma che si sta rinvigorendo, una tosse altrettanto timida, ma un malessere che sì, è diverso dalle altre influenze. Ed è vero che è una malattia non grave ma fastidiosa. Io poi basta che prenda un Fluimucil e un paio di aspirine e divento disappetente. Oggi in realtà sono già un po’ più vispa di ieri, che non sono riuscita a scrivere neanche il post…

Il post in origine doveva essere sui cambi di programma e sull’adattamento. Perchè sabato doveva venire un’amica a cena, e poi le sue figlie erano positive e via, abbiamo rimandato. Domenica dovevo andare alle prove generali della Scala, il concerto di apertura della stagione della Filarmonica con Riccardo Chailly, e non ci sono andata perché si sa mai che il grattino in gola è sintomo di Covid. Lunedì avevo il mio cinema e non ci sono andata. Oggi dovevo andare in ufficio e non ci sono andata. Ho cancellato il tennis, la montagna del weekend. Certo mi sono detta capitava anche prima che ci ammalassimo o che ci fosse un qualcosa che ci impediva di fare quello che avevamo pensato o programmato. Ma ci sembrava un evento inconsueto, un fatto eccezionale che capitava ogni tanto. Il diavolo ci ha messo la coda, diceva mia mamma in questi casi.

Ora dire che ci siamo abituati a questa rapida deprogrammazione. A stare in casa anche quando avevamo pensato di uscire. A sentirci al telefono con gli amici perché non ci si riesce a vedere. Ad ascoltare la radio invece di un concerto. Certo è gennaio, è freddo, e i virus al freddo ci stanno bene. Forse avevamo anche un po’ abbassato la guardia, con il fatto dei tre vaccini: ci laviamo un po’ meno le mani, ci togliamo la mascherina al bar, ci scappa un abbraccio.

Però penso sia proprio vero che Omicron è paricolarmente appiccicoso. Ci si deve passare, evidentemente.

Buona giornata (io lavoro lo stesso, eh)

Anna da Re

2 risposte a "La variante Omicron, le statistiche e il diavolo che ci mette la coda"

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