Forse non ci vuole neppure così tanto a perdere le abitudini.
Sì, stamattina mentre aspettavo che si raffreddasse il caffè non ho preso in mano il telefono per vedere se qualcuno aveva mandato un messaggio oppure a che punto erano le statistiche del blog. E sì, quando sono tornata a casa dai lunghi giri in bicicletta per il parco di Monza, e mi sono messa sulla sdraio verso la portafinestra della cucina, da cui ogni tanto entra un refolo di aria, se avessi avuto il telefono avrei magari scorso Instagram e visto qualche post interessante in mezzo alle decine di post inutili. E sì, anche ieri sera al cinema, mentre aspettavo che lo spettacolo cominciasse, se avessi avuto il telefono avrei controllato i messaggi e magari dato un’occhiata a Facebook.
Niente più.
Tutto il resto sarebbe stato uguale. Con gli amici ci si mette d’accordo per vedersi lo stesso, e se ci si dà appuntamento per le 10, alle 10 ci si trova. Al cinema si va lo stesso. E così in giro in bici o a prendere il gelato o qualunque altra cosa l’estate ci induca a fare.
A proposito, ho visto Il Diavolo veste Prada 2, ieri sera. L’ho trovato così assurdo. Dialoghi costruiti a tavolino e incredibili anche se ben recitati. Involontariamente, un ritratto del mondo in cui viviamo, surreale, privo di senso, infelice e insostenibile. Stavo lì a guardarlo e quel famoso patto con lo spettatore per cui si crede a quello che si vede anche se è improbabile, quel patto proprio ieri non lo si poteva sottoscrivere. Lo guardavo incredula. Lo guardavo come si guarda qualcosa di assurdo, assurdo nel senso letterale della parola, cioè “Che è contrario alla ragione, all’evidenza, al buon senso; che è in sé stesso una contraddizione” come lo definisce la Treccani. Che poi forse, nella sua assurdità era incredibilmente realistico.
In ogni caso, buona serata
Anna Da Re






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