Ma niente, niente regge il confronto con leggere un libro. A Monza

Vi ricordate quella canzone di Sinead O'Connor, Nothing compares to you? Mi era venuta in mente stamattina, mentre ripensavo a ieri sera, alla mia lettura e a come mi sentivo
 

Ieri sono arrivata a casa abbastanza tardi, era una notte buia e nebbiosa, l’inverno tutto intorno a me. Ho mangiato una zuppa di verdura con del pane toscano che mi ero portata da Livorno (lo sapete che sono una donna fortunata, perché c’è un meraviglioso panificio proprio vicino alla casa dove abita la mia amica Patrizia, e mi sono fatta una scorta, di pane toscano e schiacciata), il tipo di cibo basico, sano e caldo che il mio corpo adora e cerca in questa stagione.

Poi sono andata in soggiorno, mi sono stesa sul sofà con una copertina e mi sono messa a leggere. Avevo proprio bisogno del silenzio e della concentrazione che l’atto di leggere comporta. Avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse e mi insegnasse qualcosa che non sapevo, che non so. Credo sia proprio questo che cerco nei libri. Sì, sono belli i momenti di riconoscimento, quando un libro dice quello che hai sempre pensato. Sono momenti caldi e teneri. Ma niente al confronto con il trovarci tutto quello che non so.

 

Sto leggendo A little life di Hanya Yanagihara. E’ appena stato tradotto in italiano da Sellerio, con il titolo Una vita come tante, e quindi non avete nessuna scusa per non uscire subito a comprarlo (o per comprarlo da Amazon appena avete finito di leggere questo post).

E’ un libro che mi sono scelta, e vi assicuro che c’è una differenza enorme tra leggere un libro perché ci dovete lavorare oppure leggerlo solo perché lo volete leggere. Le due cose si sovrappongono ogni tanto, sì.

 

A little life è un libro sull’amicizia, e su quello che l’amicizia può essere, e su quello che non può essere. E’ quasi chirurgico nella precisione con cui descrive sentimenti e pensieri e stati d’animo. La voce narrante è così neutrale che vi sembra di essere davvero voi, la persona che osserva e vive insieme ai quattro amici protagonisti del libro.
Spero che queste poche parole vi diano il senso della profondità dell’esperienza che è leggere questo libro.

 

E ora torniamo alla moda! Oggi ho indosso una gonna di Jigsaw (che era uno dei miei posti preferiti per fare shopping, in Gran Bretagna) con un pullover oversize fatto a mano (da me, sì). Gonna e pullover sono più o meno della stessa gradazione di blu… che fortuna! Le calze nere sono di Philippe Matignon (sono le migliori come qualità, secondo me, e anche se costano un po’ di più ne vale la pena) e gli stivaletti di Antonio Marras. Come vedete, non ci vuole molto per essere #50chic!

 

Buona giornata!
Anna da Re

 

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