Come vestirsi quando si pensa alle tradizioni, agli alberi di Natale e ai presepi. In Brianza

Sono stata a vedere un presepe vivente, a Barzago. Era molto bello. Molto ben fatto. Ed era bello vedere la tradizione che rinasceva. E mi ha fatto anche ripensare alla mia infanzia…

Questo sabato sono stata a vedere il presepe vivente di Barzago, un paese dell’operosa Brianza.

 

Una mia amica partecipava facendo la cestaia, e ci sono andata con delle amiche perché eravamo troppo curiose di vederla all’opera… Pitti, l’amica con cui giochiamo a tennis, e con cui sono andata alla Scala, in versione artigiana di Betlemme! E in effetti era lì al suo banchetto, con delle strisce di legno di castagno e dei cesti parzialmente lavorati, che decantava come “le migliori ceste di tutta la Palestina”!

Era un presepe vivente bellissimo, una sorta di ricostruzione della cittadina di Betlemme, con tutti gli artigiani, lo speziale, il panettiere, il vasaio, e gli ufficiali da cui registrarsi per il censimento! Tutti erano vestiti con degli abiti d’epoca o simili, ma con grande accuratezza. E c’erano anche il bue e l’asinello vicino alla capanna di Giuseppe e Maria.

Ed è stato come ritornare nella mia infanzia.

Perché quando ero piccola facevamo il presepe, e non l’albero di Natale.
Era piuttosto normale fare il presepe.
E siccome non stavamo mai a casa per le vacanze di Natale, ma passavamo la maggior parte del tempo a casa dei nostri nonni, con la zia Neva (la professoressa di matematica, quella di cui conservo la scrivania con il piano di vetro verde, vi ricordate?) facevamo il presepe. Ed era un bellissimo rituale, scendere in cantina a prendere la scatola con le statuine e l’erba finta, e poi costruirlo pian piano, fino a mettere dentro il bambinello, la sera di Natale.

 

E ho pensato a questa tradizione che si è persa. Non l’abbiamo persa solo io e mia sorella (che abbiamo invece conservato la tradizione di non essere a casa per Natale), l’hanno persa tutti o quasi gli italiani, a favore dell’albero, che ha una storia completamente diversa e letteralmente anglosassone ed è una tradizione importata (dopo di che, capite perché mi fanno un po’ ridere quelli che blaterano delle nostre radici cristiane e di come le preserviamo…)

E quindi mi piace molto, e lo trovo bello e buono, che ci siano dei paesi in cui tutti, grandi e piccini, si danno da fare per creare un presepe vivente!

E no, non ero vestita come mi vedete nella foto!
Ero ben imbacuccata…

 

Mentre oggi, che è una giornata altrettanto se non più fredda di sabato e minaccia pure neve, oggi ho una gonna leggera. Ma avevo proprio voglia di una gonna estiva (questa è di Banana Republic e l’ho presa in California un paio d’anni fa). Però ci ho messo un pullover molto caldo di cachemire a collo alto (comprato in Ancona, etichetta persa) e una giacca di lana altrettanto calda (Antonio Fusco). Più delle calze molto calde (Philippe Matignon as usual) e gli stivaletti di Antonio Marras (che sono sorprendentemente caldi).
Molto #50chic!

Buona giornata!
Anna da Re

 

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