#iorestoacasa giorno 19. Un documentario per pensare

Pensiamo di essere informati. Persino troppo informati. Poi arriva una socia di Legambiente che suggerisce di vedere un documentario, Deforestazione Made in Italy, e la tua ignoranza ti si presenta davanti con il conto. E si, abbiamo un sacco di informazioni ma il più delle volte non riusciamo a metterle insieme con un senso coerente. Alle volte non ci proviamo neppure…

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Il documentario è molto bello. Tosto. Dice molte cose che preferiremmo non sapere. Io l’ho fermato, ogni tanto, e ho preso fiato. Ho lavorato qualche ferro del cardigan che sto facendo, avevo bisogno di un po’ di lanaterapia. Però alla fine sono stata contenta di averlo visto. Contenta proprio nel senso di contentezza. Perchè nel momento in cui si conosce e si capisce poi vengono in mente le soluzioni. Magari difficili da mettere in pratica, magari soluzioni che funzioneranno quando io non sarò più qui tra voi. Ma vuol dire che posso fare qualcosa. E se posso farlo io lo possono fare molti altri.

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Deforestazione Made in Italy illustra con chiarezza come l’abbattimento illegale di parti della foresta amazzonica sia collegato alla produzione di alcune eccellenze Made in Italy, i salumi, la pelle, cose che consumiamo e usiamo tutti i giorni in modo del tutto innocente, anzi convinti di stare dando il nostro contributo alla valorizzazione del nostro paese. La globalizzazione, la connessione di tutti con tutti, e naturalmente la ricerca ossessiva della crescita e del profitto sono alla base di un sistema per cui, se i produttori non si impegnano e riescono a tracciare la provenienza di ogni singolo componente della loro produzione, contribuiscono a fare danni anche in zone lontanissime e apparentemente estranee del nostro pianeta. Per fortuna ci sono organizzazioni internazionali che cercano di vigilare, e documentari come questo (ringrazio tutti quelli che ci hanno lavorato per averlo poi messo a disposizione di tutti su Internet) che aiutano a capire.

Le zone deforestate illegalmente ospitano per lo più pascoli di bovini, il che ci porta al tema del consumo di carne. Io non sono vegetariana ed essendo cresciuta in Toscana apprezzo un buon pezzo di carne quando c’è. Ma trovo sano, oltre che benefico per il pianeta, che la carne si mangi una volta ogni tanto. E se tutti mangiassimo e comprassimo meno carne, i produttori si adeguerebbero. È la domanda che guida, non l’offerta.

Quindi c’è qualcosa che possiamo fare. Da soli, con gli amici, con i conoscenti, con le associazioni che informano in modo corretto e completo. A poco a poco, con pazienza e costanza, determinazione e convinzione.

A me non sembra poco. A me sembra tantissimo. E io mi ci impegno fin da subito.

Buona giornata!

Anna da Re

 

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