#pandemia fase due. Imparare il senso della squadra

C’è una frase superfamosa, e che ho usato anch’io più di una volta, di Nelson Mandela: io non perdo mai, o vinco o imparo. Che è una di quelle frasi vere, apparentemente semplici e quindi apparentemente consolatorie, ma il cui senso vero si capisce dopo un po’. Intanto perché c’è della fatica in entrambi i casi, che sia una partita di tennis o una mano di carte o una borsa di studio per un anno all’estero. Poi perchè in entrambi i casi si impara qualcosa su stessi, quanto si è resistenti o insofferenti, quanto iracondi o pazienti, quante aspettative nascoste ci sono o c’erano, quanto riassestamento dopo la performance, quanta capacità di perdonarsi e di essere clementi con se stessi e la propria umana finitezza.

E poi c’è che quello che impari non è detto che stia nell’ambito della tua vittoria o sconfitta. Magari quello che impari è pure più grande e più importante.

Io per esempio ieri, che ho fatto una partita che proprio non mi è piaciuta. Ho perso, ma quello che ho imparato è un valore incommensurabile. Perché ero con la squadra, una squadra tirata su un po’ in fretta per le regole del Covid, una squadra di semiprincipianti come me, che però ha subito cominciato ad allenarsi con serietà e impegno, e che per magia si è dimostrata anche una vera squadra. Non che io sia un’esperta del tema. Ho fatto sempre sport individuali e non sono una da gare, appena sono in competizione le mie performance si abbassando drasticamente. Però ieri, che ero in difficoltà, avere vicino le compagne e i compagni di squadra, poter parlare e commentare con loro, avere la sensazione che capivano e che l’ultima cosa che avrebbero fatto era puntare il dito o recriminare, beh questa è stata la parte migliore della giornata. È stato prezioso e mi ha fatto capire che cos’è una squadra.

Non sono certa della chimica che aiuta la formazione di una squadra. Sono certa che in questo caso l’allenatore è stato fondamentale, perchè da vero sportivo apprezza quello che ognuno dà, valuta i progressi in base al punto di partenza, dà spazio a tutti, rispetta i tempi, le doti e i limiti di ognuno. E le singole persone, che diciamo che dopo qualche annetto e qualche capello grigio, il buono delle persone si vede, si sente, ed è bellissimo.

Quindi anche se non so quanti della mia squadra leggeranno il post, io li ringrazio e gli ripeto che sono felice di giocare con loro. E che sia davvero un gioco!

A tutti voi buona giornata

Anna da Re

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