#pandemia fase 2. Anniversari e voglia di fuga

Per molti di noi oggi 9 marzo è un anno che siamo consapevoli della pandemia e che viviamo in modo diverso a causa della pandemia. È già un anno, è solo un anno, è tanto ed è poco.

I social ci ricordano la bella poesia di Mariangela Gualtieri, 9 marzo 2020. Io personalmente mi ricorda la fuga dall’ufficio, quando a un certo punto, verso l’ora di pranzo, mi sono resa conto che non era un luogo sano, che era davvero il momento di mettersi al riparo. Mi ricordo anche che sono venuta via con la sensazione che non sarebbe stata una cosa breve, che sarebbe stata piuttosto come la famosa “guerra lampo”, un mito a cui riescono a credere solo i militari e le persone di potere.

Ora in realtà, un anno dopo, sono in ufficio, il martedì è il mio giorno, spedisco un po’ di libri, parlo con i pochi colleghi che trovo, mangio alla mensa, passo dalla libreria dove finisco sempre per comprare qualcosa, e torno a casa con due, tre sacchetti di libri, quelli della settimana su cui lavorare, quelli comprati, quelli da leggere, magari anche una bozza.

Mi fa piacere, nel complesso, venire in ufficio un giorno. Dà un ritmo alla settimana, cambia il panorama, aggiunge qualche scambio, qualche idea. Ed è vero che parlare con le persone di persona personalmente è molto meno faticoso che farlo a video. È anche più semplice e funzionale. Sicuramente più semplice e funzionale di tutto questo scriversi sui vari social. A parte il fatto che non sai mai dove ti scriveranno e devi controllare Whatsapp, Facebook, Instagram, la posta… e non è vero che la parola scritta è più chiara e più definitiva della parola orale. Anzi. Vedo tutti i ragazzi che si scrivono invece di telefonarsi, la montagna di equivoci che devono sbrogliare, le frasi che non si capiscono, il correttore automatico, la fretta, l’emozione che passa, passa eccome, attraverso le parole!

A parte la digressione, oggi in realtà è uno di quei giorni che vorrei salire su un treno. Senza bagaglio, con soltanto un libro e si, certo, il telefono. Un pullover se fa freddo, una T-shirt se fa caldo. Scarpe per camminare. Mi siederei vicino al finestrino e guarderei il paesaggio. Potrebbe essere un treno che va verso il mare, di quelli nostri che costeggiano così vicino alle spiagge e agli scogli, che se il mare è mosso gli spruzzi arrivano fin sui vetri. Potrebbe essere un treno che va verso nord, che passa di fianco a un lago e poi si inoltra tra le montagne e poi arriva in un paese straniero, in una città sconosciuta dove cammino con il naso all’insù. Potrebbe essere un viaggio lungo, con anche una notte su una cuccetta e il risveglio del mattino in un paesaggio sconosciuto con un caffè diverso e una brioche diversa che magari non è neppure una brioche.

Si, avrei molta voglia di andare. Non lontanissimo, ma un po’ lontanino si.

Invece avrò pazienza. E intanto buona giornata

Anna da Re

2 risposte a "#pandemia fase 2. Anniversari e voglia di fuga"

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