#pandemia zona rossa. Venerdì, vestiti, lockdown, riunioni

Non so bene cosa scrivere, oggi. Non perché mi manchino gli argomenti, ma perché non so bene di cosa ho voglia di parlare. Sono in uno di quei momenti di troppo pieno che assomiglia al vuoto.

Sono arrivati diversi spunti, come succede più o meno tutti i giorni anche soltanto guardandosi intorno, scorrendo i social, le news, partecipando alle riunioni, pensando. Avevo cominciato a scrivere di vestiti, perché ho letto un pezzo su The Guardian in cui si chiedeva a diverse persone come era cambiato il loro modo di vestirsi, e il loro rapporto con i vestiti, dopo un anno di lockdown. Ed era interessante leggere come alcuni uomini avessero smesso di mettere i pantaloni se non quando uscivano (data la temperatura nella terra di Albione, dubito che stiano in mutande e tendo a pensare che mettano una tuta), come alcune signore non sapessero più camminare sui tacchi e immaginassero di non metterli mai più, come tutti cerchino la comodità e come essendo i vestiti fortemente legati all’identità di lavoro, o si conservano i vestiti o si trova un altro modo per illustrare quell’identità. E pensando a come tutti lavoriamo con video e piattaforme che ci mostrano in primo piano, sono diventati più importanti il trucco, gli orecchini, le scollature che non i vestiti. Insomma un cambiamento mica da poco.

Poi però ho letto anche un pezzo sull’Huffington Post sugli “esaltatori di se stessi”, quella categoria di persone che qualunque cose faccia la mette in mostra e la strombazza sui social come se fosse chissà che, e spesso non è che l’ennesimo video delle proprie cene, delle proprie letture, dei propri vestiti e dei fatti propri. Quelle cose da chissenefrega che però invece incredibilmente ricevono like e cuoricini e pure commenti. Non è che questa gente si sia materializzata dopo la pandemia. C’erano anche prima e la pandemia si è limitata a fornire nuove vetrine in cui queste persone si possono mettere in mostra. Instragram che secondo me è il social che dà più spazio a questi atteggiamenti, è infatti diventato estremamente noioso. E infatti la cosa più interessante di Instagram sono diventati gli annunci sponsorizzati, che ti fanno conoscere un prodotto, un’azienda, alle volte persino una soluzione.

Poi mi sono chiesta come mai tendiamo a pensare che le riunioni non siano vero lavoro. Ne facciamo un sacco, non credo di essere la sola a farne tante, e le si finisce quasi sempre pensando adesso vado a lavorare. Eppure l’energia che assorbe la riunione è spesso superiore a quella che richiedono altri compiti e altre prestazioni. E non si potrebbe lavorare senza riunioni, in lavori come il mio che sono fatti di tanti pezzi che devono essere messi insieme più o meno armonicamente. E su questo non ho risposta.

E poi non lo so, è un post inconcludente ma oggi è così. Sarà che è venerdì. Sarà che sono arrivate le nuvole.

Buona serata!

Anna da Re

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