Potrei dirvi di oggi la stessa cosa che vi ho detto di altri giorni, ma l’orario in cui posto vi dice già da solo come è stata la mia giornata.
Però vi faccio vedere le tende.
Difficili da fotografare perché stanno davanti alla fonte di luce e tendono a bruciare la foto. Magari qualcuno di voi mi sa suggerire qualche trucco… intanto però vi potete fare un’idea. Perché sono tende che hanno una storia, e probabilmente anche tante storie. Sono state ricamate a mano, e ci dev’essere voluta una quantità enorme di tempo. Stavano in casa dei miei nonni, che sono morti negli anni ottanta, e quindi devono essere state fatte negli anni cinquanta, quando le famiglie normali come quella dei miei nonni stavano riprendendo una vita normale e “rimpannucciandosi”, come dicevano loro. Qualcuno era riuscito a comprare casa e metter su le tende. Chi sapeva fare qualcosa lo faceva. La nonna lavorava a maglia e la zia Giustì ricamava, attività un po’ più futile ma che si applicava alle lenzuola, alle tovaglie, ai tovaglioli e alle tende. Le tende dovevano essere davvero un lusso.
E sono arrivate fin qui. Sembrano fatte apposta per questa casa. Si aggiungono ai mobili che sono riuscita a conservare nonostante i traslochi, e rendono questa casa la mia casa. Mi parlano. Hanno resistito, piegate e stirate, nei sacchetti di plastica, dentro armadi e cabine armadio, più o meno in alto, in zone poco accessibili e poco frequentate. Hanno aspettato il loro momento pazientemente. E io con loro.
Basta. Il tempo mi è scaduto, non ho ancora finito di lavorare.
Buona serata intanto
Anna da Re











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