#pandemia zona arancione. Mai dire mai, e il diritto di cambiare idea

Mentre scrivo qui, tra una riunione l’altra, in soggiorno è in azione il trapano. Sono venuti a mettermi le tende. In modo del tutto inaspettato, perché anche al lockdown ci si abitua e oggi che siamo diventati arancioni io non è che me ne sono proprio accorta.

Cosa c’è di strano nel mettere le tende? Beh, se pensate al secondo significato, di mettere le tende, ha un senso di radicamento e di definitività.

Io ho sempre detastato le tende. In casa dei miei spesso non c’erano, perché non si sapeva mai quanto si sarebbe stati in una certa casa o in una certa città. Nelle mie tante case, ci sono state solo in una, che era un secondo piano e affacciava su una strada e dalle case davanti si vedeva così bene quello che succedeva da me che un giorno mi ha telefonato lo studente che aveva affittato la casa di fronte per dirmi che ero molto carina e aveva voglia di conoscermi. Io no, e per tutta risposta ho messo delle tende. Altre case avevano delle finestre così belle che non si poteva immaginare di coprirle con delle tende. Nell’ultima casa di Monza, quella prima di questa, mi ricordo che la proprietaria, quando me l’ha fatta vedere, mi ha detto sa, prima ci stava una coppia che in cucina aveva tolto le tende, pensi che assurdità. La prima cosa che ho fatto entrata in casa è stata togliere le tende della cucina: che aveva una vista bellissima su un giardino interno, si sentiva il profumo dei gelsomini, era un delitto coprire quella visione.

Quando sono arrivata in questa in cui sono ora, di case, ho pensato niente tende. Si vedono gli alberi, c’è una bella luce, nessuno studente in vista. Poi però mai dire mai. A furia di starci, a casa, tutto il giorno e non soltanto la sera o quel poco di weekend che avanzava, ho cambiato idea. Ho scritto da qualche parte, forse anche qui, che le case sono un po’ come gli amici, ti conosci piano piano, l’arredamento non si può mettere tutto insieme appena entrati. Lo studio per esempio mi ha richiesto più di un anno per essere messo a posto.

E quindi a un certo punto la casa mi ha chiesto le tende. Per rendermi la vita più complicata, non è che le andavano delle tende qualsiasi. Aveva visto che avevo le vecchie tende della casa dei nonni, di cui un paio sono state ricamate dalla zia Giustì, la sorella della mia nonna materna, impiegata di banca single che nel tempo libero ricamava e lavorava all’uncinetto. C’è voluto un sacco di tempo per trovare qualcuno che sistemasse le vecchie tende, le rendesse utilizzabili e venisse a metterle su. Fino a oggi.

Domani spero di potervi far vedere il risultato. Per ora incrocio le dita.

Buona giornata!

Anna da Re

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