In margine a Barbero, al confidence gap e agli intollerabili femminicidi

Alcune premesse:

potrebbe essere, questo, un post impopolare;

ho letto l’intero articolo del Corriere della Sera che riporta a sua volta altri articoli, commenti e segnalazioni;

non mi preme essere d’accordo o non d’accordo con il professor Barbero e con chi lo attacca;

il tema mi preme, e la polemica, pur con i suoi risvolti antipatici, mi ha fatto pensare.

Dunque stamattina apro come sempre la newsletter del Corriere della Sera e trovo tra i titoli Barbero e le donne, e mi vado a leggere l’articolo. E questa è non solo una buona pratica, ma una pratica necessaria. Se un titolo attira il mio interesse, vado a vedere cosa c’è sotto il titolo. Sappiamo che invece, con la scusa della fretta ma in realtà con la vera motivazione che strillare è più importante che ascoltare, la maggior parte di chi frequenta i social legge solo il titolo e poi commenta. Il più delle volte l’articolo smorza molto il titolo, che deve produrre click e quindi denaro. Ma appunto, leggere è un po’ come ascoltare, richiede pazienza e intelligenza.

Il tema, che è quello del confidence gap, è vero e sono sicura che molte di noi signore after fifty ci siamo riconosciute nella necessità di sapere tutto alla perfezione prima di aprire bocca, nel silenzio per non passare per odiosa, nella repressione dell’aggressività perchè quando un uomo si arrabbia “ha tirato fuori le palle” e quando si arrabbia una donna “è una pazza isterica”. Di alcune cose ce ne infischiamo ora che abbiamo i capelli bianchi, ma non abbiamo potuto infischiarcene prima e ci abbiamo patito e convissuto come potevamo.

Un tema su cui bisognerebbe lavorare insieme, uomini e donne.

Perché a me alla fine quello che disturba di più è che in tutto questo blaterare, strillare, sparare su chi sta esprimendo un’opinione e magari pure motivandola, in tutto questo strepitio le differenze di genere, così come di pensiero, opinione e quant’altro, non sono quella realtà difficile ma ricca in cui tutti viviamo, ma un pretesto per sfoghi individuali e follie collettive. Intanto qualche uomo ammazza una donna: la ex fidanzata, la ex moglie. Uno schema che si ripete regolarmente: tu mi lasci e io ti ammazzo. Ma se tutte quelle parole che vengono spese per dare addosso a Barbero venissero usate per dare addosso agli uomini violenti? Se qualche uomo si indignasse del fatto che parecchi dei suoi simili sono così barbari e primitivi? Sarebbe più utile? Non lo so, ma sarebbe certo più veritiero, più fondato. Perché ci vorranno anni, e tanto lavoro e tanto impegno, perché le donne stesse si percepiscano in un modo diverso. Ci vorranno anni, e tanto lavoro e tanto impegno, perché gli uomini accettino di non essere superiori solo perché sono uomini ma, se vogliono essere superiori, cerchino di essere con fatti, pensieri e parole. Intanto però smettere la guerra sarebbe davvero utile. Soprattutto quei pezzettini di guerra individuale che sono i femminicidi. Orribili. Indegni di un paese fatto di arte e bellezza. Indegni di uomini che si sentono superiori. Intollerabili davvero.

Ecco, la predichetta del venerdì è qui pronta per chi la vuole leggere.

Buona giornata e buon weekend

Anna da Re

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