Uscire, non avere niente da mettersi, la Scala e Milano di notte

Dunque ieri sera sono stata alla Scala. E, sì, alla fine veramente non avevo niente da mettermi. O meglio ero così disabituata all’idea di una serata elegante che non mi ricordava neppure, se avevo qualcosa da mettermi. Ora ieri sera il dress code era piuttosto libero e quindi non mi sento sentita particolarmente a disagio, ma ho notato quante signore erano eleganti e io, io no. Non che avessi indosso niente di brutto. Avevo una gonna lunga, che mi avete visto indosso, di chiffon nera con dei pois marroni in rilievo. Avevo una giacchina nera un po’ vecchia ma molto bella, quando esisteva ancora il negozio di Antonio Fusco a Corsico. Avevo una stola di lana grigio scuro double face arancio, che è nuovo ed è bella. Ma poi avevo degli stivaletti e un pullover a collo alto, che di per sè non stavano male con il resto, ma proprio eleganti non erano.

La Scala ieri sera era strapiena. Tutti i posti occupati. Io sono arrivata con due amici in discreto ritardo, per fortuna siamo riusciti a entrare lo stesso e a me era toccato un posto parecchio infelice, in un palco quasi di proscenio, nella seconda fila. Dato che vedevamo un film e non un’opera o un concerto, la prima parte l’ho vista in piedi. Poi la signora che era seduta mi ha gentilmente ceduto il posto, e così la seconda parte l’ho vista meglio e soprattutto comoda. Il film non era un granché, ve lo dico sinceramente. Piacevole, questo sì, ma come ritratto di Carla Fracci piuttosto infedele e riduttivo. Poca danza, e poco spazio al carattere, alle fatiche, al coraggio di Carla Fracci. Come una fiction televisiva, focus sull’amore, sulla famiglia, sul contorno, da cui la più grande ballerina italiana di tutti i tempi emerge come una ragazzina di grande talento che si afferma senza grandi sforzi e senza troppo impegno. Ora che il talento di Carla Fracci fosse eccezionale è vero, e se si guardano i filmati, tecnicamente purtroppo brutti, delle sue performance si vede una leggerezza e una naturalezza che non si vede in altre danzatrici. Ma quel talento da solo non sarebbe andato da nessuna parte, se non ci fossero state tutte le qualità che fanno grande una persona. E l’unica di queste qualità che emerge nel film è la semplicità, la drittezza se così si può dire, di Carla Fracci. Per tutto il resto bisogna leggersi il libro…

Però quando il film è finito e sono scesa nell’atrio per incontrarmi di nuovo con gli amici, ho potuto osservare come si erano vestiti i miei simili. Alcuni meravigliosamente e altri maluccio, qualcuno ridicolmente sopra le righe. Ma complessivamente c’era quell’eleganza milanese, sobria e pulita, che a me piace davvero. E un po’ mi dispiaceva, non potermi annoverare tra le persone eleganti. E mi sono resa conto che quasi due anni di Covid e lockdown totali o parziali hanno avuto questo effetto collaterale, che non sono più abituata a uscire la sera e soprattutto a uscire per andare in un posto bello e chic. Non ho un paio di scarpe eleganti. Non ho un soprabito elegante. Ho di sicuro un paio di vestiti, ma non mi sono ricordata di averli. Bisognerà correre ai ripari! Soprattutto per le scarpe… va bene che mi piacciono i chunky boots e le scarpe comode e la distonia delle sneakers con le gonne, ma un paio di scarpe vere bisogna averle! Non è detto che debbano per forza avere il tacco, no, no, però ci vogliono. Sapete la mia teoria, che scarpe e borse salvano una mise oppure la ammazzano… ecco nel mio caso ieri sera non c’era proprio stato un ammazzamento, ma quasi.

Aggiungo un’altra cosa: Milano di notte è bellissima. Non solo la Scala e la piazza, ma anche le vie del centro, le luci, l’atmosfera: c’era un senso di grandezza, lo stesso che mi aveva colpito quando ci ero venuta da ragazza e avevo deciso che ci sarei tornata a vivere. Ora non ci vivrei, però sono felice di abitarci vicino e poterci venire la sera che ne ho voglia.

Ecco qua, le confessioni di una fashion blogger di provincia… buona serata!

Anna da Re

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