Cappelli, la Scala e gli sbrindolamenti culturali

Ieri non ho scritto nulla, del resto ormai lo sapete che il giorno che vado in ufficio vengo sommersa di libri da spedire e non riesco a fare che quello e rispondere ai messaggi (quelli urgenti). Ho giusto messo una foto verso sera, con un cappello.

Perché una delle cose che mi piace dell’autunno è tornare a mettere il cappello. È vero che si potrebbero portare anche d’estate, i cappelli, e molte e molti lo fanno e i cappelli di paglia sono fantastici. Ma a me fanno un caldo insopportabile, e quindi aspetto che arrivi quell’aria frizzantina che ti fa proprio dire ci vuole il cappello.

Ieri ho messo una coppoletta, che tra l’altro mi aveva regalato mia mamma molti anni fa, di Borsalino quindi eterna, che porto quasi sempre alla rovescia, con la visierina rigida dietro, perché mi piace di più. C’è stato un momento che mi sembrava troppo girlish, portarla così, ma poi mi sono dette chisseneimporta, se mi sta bene così la metto così. E devo anche dirvi che i capelli più lunghi vanno molto d’accordo con i cappelli. I capelli che spuntano dai cappelli mi piacciono molto. E che ne pensate dei bucket hat? Stavo pensando di prenderne uno. Mi piacciono molto quelli di pelle nera. Vorrei comunque fare un giro in un negozio di cappelli, vedere se c’è qualcosa che mi ispira e che sia diverso dai tre o quattro modelli di cappelli che ho… vi terrò aggiornati!

Lunedì ero andata al cinema, vi ricordate? Dopo tanto tempo, è stato molto bello sedersi in una poltrona al buio e non doversi preoccupare più di nulla se non di farsi trasportare dalla storia. Ho visto The father, con un bravissimo Anthony Hopkins, il racconto di un uomo malato di Alzheimer che via via perde la testa. Film triste, certo, ma come i libri anche i film ti fanno vedere quello che non vorresti vedere. Film commovente, e spiazzante, perché lo sperdimento del personaggio che confonde i suoi pensieri con la realtà e che non riesce a distinguere tra quello che c’è nella sua testa e quello che c’è nel mondo intorno a lui, l’ho provato anch’io da spettatore.

E stasera vado alla Scala. Sbrindolamenti culturali, li definirei. Pure loro stanno tornando. Alla Scala, confesso, andrei a vedere qualsiasi cosa, pure la recita dell’elenco del telefono. È un posto così bello e così speciale… e poi se ti invitano, come fai a dire di no? C’è l’anteprima del film su Carla Fracci, stasera. Ora io preferisco di gran lunga la danza contemporanea a quella classica, Pina Baush, Alvin Ailey, tanto per citarne due che neppure loro sono più tra noi. Ma ho sempre ammirato Carla Fracci non solo come ballerina ma per quella determinazione, quel coraggio, quella costanza e fedeltà a stessa che ha sempre dimostrato. Quindi sì, vado volentieri anche a vedere il film, oltre che tornare alla Scala.

Come mi vestirò? Non lo so ancora. Credo che metterà una gonna lunga, ma vi dirò domani. Non è la prima, non c’è dress code, però è sempre la Scala… vediamo cosa mi viene in mente!

Ecco direi che per oggi è tutto.

Buon pomeriggio!

Anna da Re

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