Il comandamento della felicità. Secondo Luisa Muraro

Noi genere umano siamo davvero strani. Quando le cose vanno discretamente, quando non c’è nessuna tragedia all’orizzonte o addirittura sui nostri piedi, passiamo il tempo a lamentarci e a protestare per tutto quello che non funziona come vorremmo o per tutto quello che non riusciamo a ottenere. Poi quando la tragedia, in qualsiasi forma, ci si palesa davanti, scopriamo la felicità. Quella che abbiamo perso, ma soprattutto quella che possiamo raggiungere nonostante e a dispetto e forse grazie alla tragedia che abbiamo di fronte. Quella delle piccole cose. Quella della musica, della letteratura, dell’arte, della bellezza. Quella che sta dentro di noi per il semplice fatto che siamo vivi, siamo presenti.

Leggere i social, da questo punto di vista, è illuminante. E visto che i social davvero rappresentano il bar Sport, o la taverna di quartiere o il parchetto dove si fanno le piacevoli chiacchiere inutili, vuol dire che c’è del vero, in questa nostra stranezza. Certo i lamenti ci sono sempre, come gli insulti e le stupidaggini. Ma ci sono anche tante considerazioni sul bello di essere al mondo, su tutto quello che vale la pena.

Oggi per esempio leggevo su FB questa citazione dalla filosofa Luisa Muraro, dal titolo Il comandamento della felicità:

“Esiste il comandamento della #felicità nel senso che, quando uno sprazzo di felicità appare all’orizzonte di una o più persone, come esperienza vissuta o semplicemente come possibilità, la felicità comanda sulle persone. Spesso quello che comanda è di essere annunciata è condivisa con altri. E lo fa con una potenza che supera di gran lunga quella degli imperativi morali. Credo perfino che certe #rivoluzioni siano scoppiate così, solo perché la felicità si è mostrata all’orizzonte’.

Era una citazione di Labodif, che seguo sempre con grande interesse perché sono davvero una voce differente nel mondo tristemente uniforme dei social network. E perché sono sempre voci di donne, quindi voci che il più delle volte non abbiamo ascoltato, nel mondo tristemente dominato dagli uomini.

Il fatto che mi abbia fatto pensare anche solo per pochi minuti, che mi abbia fatto riordinare le sinapsi in un modo diverso da prima, direi che è già abbastanza. Quanto agli sprazzi di felicità, io cerco di essere sempre pronta a coglierli. Nella musica, nelle passeggiate in montagna, nel tennis, nelle letture, nel lavoro a maglia, non faccio neppure troppo fatica a trovarli. In altre cose di più, ma in quei casi è ancora più bello essere sorpresi dall’improvviso sprazzo di felicità.

Che ne pensate?

Buona serata intanto

Anna da Re

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