Cambiamo il mondo, una gonna alla volta. Grazie, Anna Turcato

Si trova sempre quello che si cerca. Questa volta il titolo della newsletter di Anna Turcato, Cambiamo il mondo una gonna alla volta, si è collegato a un pezzo che avevo sentito a Radio3 sulla chiusura della Casa delle donne di Roma, la sindaca Raggi, i diritti acquisiti e dati per scontati.
E ho deciso di scrivere sul tema di noi donne.
Che mi sta proprio a cuore (espressione perfetta per dire come mi sento).

Oggi mi è arrivata la newsletter di Anna Turcato e il titolo mi ha colpito così tanto che l'ho riportato qui pari pari.

Anche perché l'ho visto dopo aver sentito alla radio dei commenti sul fatto che la sindaca di Roma, Barbara Raggi, penso la prima donna sindaca di Roma, ritiene inutile l'esistenza della Casa delle donne e, visto che costa e non rende, la vuole chiudere. I commenti dicevano ma guarda te, la prima sindaca donna non si ricorda che fino a poco fa le donne non votavano neppure, e pensa che certi diritti siano così acquisiti che si possono dare per scontati.

A parte il fatto che sappiamo tutti per esperienza quanto rischioso sia dare le cose per scontate, di certo i diritti delle donne non sono così acquisiti. Anche senza scomodare i femminicidi (che pure nascono dal fatto che non si ritiene una donna abbia diritto a scegliere per sé), basterebbe il fatto che a parità di lavoro le donne guadagnano di meno, per capire che non solo i diritti acquisiti sono spesso messi in discussione, ma che c'è ancora molto da fare per arrivare alla vera parità e al vero rispetto.

 

Il tema di Anna Turcato è un po' diverso, ma neanche tanto.

 

Ed è che molte donne, quando si trovano in situazioni pubbliche, preferiscono mettere i pantaloni e vestirsi in modo neutro, per far sì che si presti attenzione a quello che dicono invece che al modo in cui sono abbigliate. Giustamente, dice Anna, così si alimenta il problema di partenza.

Se davvero vogliamo essere libere, dobbiamo vestirci come ci pare. Se ci piace mettere le gonne, se con le gonne ci sentiamo bene, se le gonne ci rappresentano meglio dei pantaloni, mettiamocele. Non lasciamoci imprigionare dall'idea di quello che gli altri potrebbero pensare di noi.  Tanto, se vogliono sottolineare prima il nostro abbigliamento e poi la nostra competenza, lo faranno comunque.

E poi in generale, se non ci liberiamo da sole, chi mai lo farà per noi?

 

Così per i nostri diritti: anche a prescindere dalla fatica che ci è voluta per conquistarli, se non li difendiamo noi donne chi altro mai lo farà?

 

Buona giornata!

Anna da Re

 

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