La trasparenza del camaleonte e i vestiti per nascondersi

“La trasparenza del camaleonte” è il bel romanzo, appena andato in libreria, di Anita Pulvirenti. La sua coblogger e amica Daniela di Chili di libri, con cui lavoro nella mia veste ufficiale, mi ha chiesto di partecipare a un blog tour sensoriale con un outfit letterario, insieme ai blog L’angolo di Key, Septem Literary, Read and play e Parte del discorso, e naturalmente Chili di libri.

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Potevo dire di no? Non potevo!

E quindi eccomi qui a cercare gli abiti per Carminia, la protagonista del libro, la donna a cui finalmente, a quarant’anni, viene diagnosticata la sindrome di Asperger, una particolare forma di autismo. Carminia prova un senso di liberazione, quando finalmente le sue stranezze socialmente inaccettabili trovano una spiegazione, e delle parole per raccontarle, almeno a se stessa.

Credo che la sindrome di Asperger (da cui è affetta anche Greta Thunberg, tanto per fare un esempio) eserciti un grande fascino sulla maggior parte di noi. Tendiamo a svalutarne la grande sofferenza, identificandoci con alcuni atteggiamenti che sì, se potessimo, se fosse socialmente consentito, adotteremmo anche noi. A chi non dà fastidio il rumore assordante dei locali dove prendiamo l’aperitivo? Chi non sarebbe contento, almeno qualche volta, di pranzare in pace da solo invece che con i soliti colleghi? Chi non è felice, almeno qualche volta, di rintanarsi nel silenzio della propria casa? Chi non vorrebbe, almeno qualche volta, urlare “Basta!” ai colleghi?

Ma ditemi, di grazia, cosa c’entrano i vestiti?

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Allora, innanzitutto i vestiti c’entrano sempre perché senza vestiti non ci presentiamo agli altri, forse nemmeno a noi stessi. E poi perchè l’atto del vestirsi, oltre che i capi che indossiamo, ci rivela. O ci nasconde.

Carminia prepara i suoi vestiti la sera, e la mattina li indossa in un ordine preciso e immutabile. Anche i vestiti che prepara sono sempre gli stessi, e camaleontici, scelti perché la mimetizzino, ne coprano la grazia e la bellezza, facciano sì che nessuno la guardi. Un tailleur nero, un pullover o una camicia sotto, scarpe con il mezzo tacco. Una mise da signora di mezza età, senza pretese.

Un outfit per nulla suo, però, come per nulla sua è la vita che si è costruita.

E infatti un bel giorno, o forse semplicemente un giorno, Carminia riesce a diventare se stessa. E come cambia il suo modo di stare con se stessa, cambia anche il suo modo di vestirsi. Come per tutte noi, spesso l’esterno, l’abbigliamento, gli accessori, sono solo un riflesso di come ci sentiamo. E solo nel momento in cui quel come ci sentiamo corrisponde al come siamo, il nostro modo di vestire diventa davvero nostro. Così nostro che non ci importa se è di moda o non lo è, se ci rende più visibili o meno visibili, se si compenetra con l’ambiente.

Il camaleonte è trasparente, gli esseri umani no. Per fortuna!

Buona lettura a tutti!

Anna da Re

 

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