#pandemia fase 2. Ma come ti vesti? Ah, è Sanremo

Confesso che il festival di Sanremo non mi ha mai interessato. I miei gusti musicali sono diversi, e lo spettacolo in sé non mi ha mai attirato. Ne ho guardato dei pezzi una volta che c’era mia sorella, e credo che sia una di quelle cose che prendono senso nel momento in cui le guardi e le commenti con qualcuno. Come la televisione di una volta, che si guardava tutti insieme in più famiglie. Del resto anche ora so che le partite per esempio molti vanno volentieri a vederle al bar, non solo perché c’è il megaschermo, ma perché c’è un rituale di condivisione e di commenti che arricchisce la visione e la rende davvero importante.

Ora mia sorella è al di là dell’oceano e non si sa quando potrà venire, e quindi per questo Sanremo avevo pensato di limitarmi a quel che se ne dice sui giornali e sui social. Poi il mio mitico amico di Instagram Leggendoatestaalta mi ha suggerito di commentare la giacca di Amadeus… e come potevo dire di no?

Quindi ho preso l’iPad e su RaiPlay ho trovato tutto quello che cercavo. Cioè uno spettacolo che cerca disperatamente di fare spettacolo. La scenografia stile guerre stellari e l’orchestra acchittata come se fossimo a La Scala. Le scale da cui far scendere qualcuno perché la scala crea sempre un’attesa e un’atmosfera. I siparietti fra le canzoni sempre troppo lunghi. Lo sforzo di metterci dentro l’attualità con la lezione sul bacio ai tempi del Covid e dopo il Covid, con tutti gli stereotipi della maestra severa e dell’allievo tonto. Una sorta di ballo erotico tra Fiorello e Amadeus che no, non si poteva guardare. Battute prevedibili. I fiori trasportati su un carrellino come urne cinerarie. E tutta la retorica dell’assenza del pubblico, che alla fine alla televisione si nota davvero poco. Mi ricordo di avere visto, l’anno scorso a Pasqua, la registrazione di un concerto dei Berliner Philarmoniker alla Filarmonica, senza pubblico in sala: era commovente ed era drammatico. Ma un po’ è passato un anno e di spettacoli senza pubblico ce ne sono ormai tantissimi, un po’ la televisione è una pialla che se non ci si sta attenti spiana qualsiasi differenza e sfumatura.

E i look. La giacca di Amadeus, con quei revers da smoking bordati di perline, un lavorone dev’essere stato. Lo sparato, a pieghettine sbieche che immagino volessero essere originali e invece erano un pugno in un occhio. Il papillon glitterato. Per non parlare dei pantaloni, che non appena l’inquadratura si è allargata a figura intera, lo temevo, lo sapevo che sarebbero stati troppo lunghi. Non ce la possono fare. Perchè anche quando è arrivato Fiorello, e si è finalmente tolto l’orrendo tabarro di fiori che voleva essere un omaggio/presa in giro di Achille Lauro (nome che a me fa sempre venire in mente l’armatore, che ci volete fare), i pantaloni erano troppo lunghi. A dir la verità erano pure troppo larghi. Che uno dice, ma chi gliele prende le misure? Sono loro che decidono che vanno bene così, oppure c’è qualcuno che gli dice che i pantaloni si portano di una taglia in più? Come diceva Marilyn Monroe, la maglietta di una taglia di meno e le decolletè di una misura in più?

Perchè devo dire che, sorprendentemente, il colletto anni settanta di Fiorello stava piuttosto bene con il gilet nero. E avrei anche fatto passare la giacca di paillettes, data la circostanza, se i pantaloni non avessero ricordato tanto Charlie Chaplin, che a modo suo era anche elegante, ma insomma le circostanze non sono proprio le stesse.

E poi c’era la carrellata dei cantanti. Più o meno spettacolari. Il capo più portato di sicuro era la giacca. E niente da dire, la giacca veste, la giacca dà un tono, la giacca fa sentire protetti, mette una barriera, tu di qua e io di là. C’era una coppia di due lui che avevano scelto un bel turchese e un lilla, non erano solo giacche ma completi, con la camicia in tinta, indubbiamente ispirati alla regina Elisabetta ma che, in palese assenza di quarti di nobilità, ricordavano piuttosto i tailleur di Angela Merkel. I quali tailleur indosso a lei, donna forte e bravissima e tosta e gentile, sono una divisa meravigliosa. C’era un ragazzo con un gessato doppiopetto che sarebbe piaciuto ad Al Capone, il quale sarebbe però inorridito di fronte al capello mezzo rasato e mezzo riccio. C’era un altro tizio, non proprio un ragazzo, con una camicia e la canottiera in vista, la camicia arancio vivissimo con il collettone come neanche nei peggio anni settanta, e la canottiera bianca e molto accollata, che Freddy Mercury no, non gli avrebbe assolutamente approvato.

Però va bene così. Va bene che si possa commentare e twittarci sopra e riderci e divertirsi.

Che ne dite?

Intanto buona giornata!

Anna da Re

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