Non buttare via il bambino con l’acqua sporca

Questa espressione la si diceva molto all’università, quando studiavamo teorie che cercavano di spiegare tutto senza riuscirci, o che avevano delle intuizioni intelligenti e corrette ma anche delle pecche insormontabili, e si imparava che non era il caso di buttare via una buona spiegazione solo perché non riusciva a spiegare tutto. Insomma bisognava imparare a non buttare via il bambino con l’acqua sporca, ma appunto solo l’acqua sporca.

È un’espressione che mi diverte molto e che trovo molto visiva, e mi è venuta in mente ieri. Se avete un attimo di pazienza vi spiego perché.

Dunque ieri sono andata in ufficio (e ve ne siete accorti dall’assenza di post) e poi a una presentazione in libreria. Come ai vecchi tempi. Con un po’ meno traffico (o forse sono solo stata fortunata), con il green pass, la mascherina e tutta la parafernalia del caso. Era bello. Avevo messo la gonna e i tacchi. Mi ero detta ma guarda te, una volta questa mise mi sarebbe sembrata del tutto normale, e oggi mi sento che quasi potrei andare alla Scala (le scarpe sono di certo più adatte di quelle che avevo l’ultima volta che ci sono andata). E insomma c’era un pezzo di stile di vita di prima che ritornava. E ci sono stati i soliti discorsi su quello che ci manca del prima, quello che tornerà ecc ecc. Li conoscete pure voi, questi discorsi.

Poi ho pensato al dopo, alle cose belle che la pandemia pur non volendo ci ha permesso e regalato. Ad esempio questo lavorare da casa, con il tempo conseguente. Che ieri sono uscita che non erano neppure le nove e sono tornata che le nove erano passate da un po’. Oppure la selettività, faccio solo quello a cui tengo davvero. La riflessività, ci penso prima di dirti di si o di no. E molto altro, ovviamente.

Quindi ho pensato ecco un caso in cui non dobbiamo buttare via il bambino con l’acqua sporca. Quello che di noi abbiamo scoperto nei silenzi del lockdown, gli sprechi di cui la nostra vita era costellata, l’uso scellerato del tempo e la finzione di non averne mai, sono tutte cose di cui fare tesoro per vivere meglio. E per far sì che quando ci ritroviamo a vivere come prima, sapendo che non è come prima ma è solo diverso da come abbiamo vissuto negli ultimi tre anni costretti dalla pandemia, capiamo se ci piace davvero, e se ci piace davvero ce lo teniamo da conto e lo apprezziamo sinceramente.

A me ecco, andare in libreria ad ascoltare Massimo Carlotto, che è bravissimo e spiritoso senza esserlo, ritrovare la brava Cecilia Lavopa con cui lavoriamo insieme dagli albori del mondo online e dei blog, rivedere le persone sulla scalinata della libreria Feltrinelli ascoltare e fare domande e poi farsi firmare il libro, beh a me questo piace davvero. Lo sapevo prima, e ora lo so di più.

Buon pomeriggio!

Anna da Re

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