Sanremo 2022: gli uomini con la gonna e le donne con i pantaloni. Eh sì, il mondo sta cambiando

Su richiesta del mio amico Paride Candelaresi mi dedico anche quest’anno allo studio dei look di Sanremo. Sulle canzoni no, non chiedetemi di ascoltarle né tanto meno giudicarle, che io resto una signora da Bach e opera, al massimo Leonard Cohen e de André.

Ma i look sì, quelli li guardo super volentieri e mi ci diverto un sacco. Senza contare che si sa, le immagini parlano e quelle di Sanremo parlano più che chiaramente della nostra società, del nostro senso estetico e dei grandi cambiamenti in corso.

Basta infatti un primo sguardo al red carpet per vedere che mentre gli uomini non vedevano l’ora di mettersi le gonne, le donne continuano a stare benissimo con i pantaloni. E allora mi sono detta, la mia generazione che ha lottato per potersi mettere i pantaloni oltre alle minigonne e gli shorts, una generazione che pensava di aver visto tutto e di essere stata molto di avanguardia, la mia generazione di signore chic after fifty che mettono e hanno messo tanta cura nel loro look, ecco che la mia generazione si può stupire e scandalizzare di fronte agli uomini truccati, ingioiellati, e con le gonne.

Vi dirò, per quel che riguarda Sanremo, Mahmood e Blanco sono eleganti. Quel cappottone e quella gonna lunga, mi piacciono davvero. Hanno un bel portamento, una bella allure. Molto consapevoli, molto compresi nella loro parte. E anche le gonne di Sangiovanni sono belle.

Del resto perché noi signore dovremmo essere le uniche che si possono mettere sia le gonne che i pantaloni, a seconda di quello che fanno e di come si sentono? Perché noi signore possiamo vestirci da uomo ed essere estremamente belle ed eleganti in questo modo, e gli uomini non possono vestirsi da donna ed essere estremamente belli ed eleganti in quel modo?

Del resto, noi signore after fifty ci ricordiamo bene la rivoluzione dei capelli lunghi, i capelloni si chiamavano ai tempi. C’erano genitori che avrebbero tagliato i capelli ai figli nottetempo, se non fosse stato pericoloso usare le forbici con qualcuno che si può ribellare seriamente. E si vergognavano dei loro figli con le chiome fluenti. E ora si vedono tutti questi ragazzi con lo chignon, raffinatissimi e super stilosi. Come dire che il mondo cambia e non so voi, ma io ne sono felice.

Buona giornata!

Anna da Re

Una risposta a "Sanremo 2022: gli uomini con la gonna e le donne con i pantaloni. Eh sì, il mondo sta cambiando"

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  1. Quella saga ultraleggera che si sta svolgendo a San Remo, millantata come l’evento più importante dell’anno è tutt’altro che una rassegna musicale, ma solamente un circo con tanto di pagliacci, saltimbanchi ed animali atto a distogliere il popolo dalle cose più serie. Si deve, innanzi tutto, osservare che la Musica, con l’iniziale maiuscola, e vi sono fulgidi esempi anche negli Autori strettamente contemporanei, è assolutamente trascurata, salvo qualche barlume in occasione dell’apertura della stagione lirica al Teatro alla Scala, ancorché pure in quest’occasione non si rinunci al pettegolezzo od a sporcare con il frivolo, nel tempo liturgico della Natività e poco o punto d’altro. Per la stampa, in ispecie quella che viaggia via etere, il mondo dei suoni termina a quella galassia canzonettara Nazional – popolare; tutto il resto non ha diritto di Cittadinanza: basti pensare che, pur essendo trascorsi oltre quattro anni e mezzo dal decesso del M.o Luigi Ferdinando Tagliavini, eminente studioso, nonché munifico benefattore, che ha donato alla Città di Bologna la sua collezione di Strumenti musicali, nessuno ha onorato la sua memoria come si conviene e lo stesso è successo per altre personalità del calibro di Olivier Messiaen, Christopher Hogwood, Nikolaus Harnoncourt e l’elenco potrebbe continuare a dismisura. Ormai, tutto è scandito dallo starnazzamento Matuziano: già cento giorni prima, si comincia il conto alla rovescia, per poi imperversare con plurimi collegamenti dai telegiornali al Teatro Ariston dove le prove sono in fieri e, da quest’anno, anche siparietti di varia comicità; è fin troppo facile comprendere che una macchina atta a muovere ingenti quantità di denaro come questa debba essere adeguatamente rifornita e lubrificata. Da un punto di vista prettamente musicale, pur trattandosi, nella maggior parte dei casi, di quella monodia accompagnata, che riconosce nell’Opera Lirica vette di ben altra levatura, non vi è la benché minima ricerca di Armonie raffinate, né, tantomeno, del Contrappunto, nemmeno nel caso in cui si abbia a disposizione un Coro; tuttavia hanno il coraggio di considerare Canto il rap, che assomiglia più al recitativo in prosa ritmica che non al Canto o, semplicemente, alla declamazione della poesia. Tutto ruota intorno ad una gara (lascerei il termine concorso ad altro) i cui concorrenti sono scelti sulla base di registrazioni e patrocinio di editori discografici e, comunque, non in forma anonima: un concorso musicale che si rispetto dovrebbe accettare le partiture in forma anonima e contrassegnate da un motto, con, a corredo, una busta contrassegnata dallo stesso motto e contenente le indicazioni relative all’Autore. Parimenti deleterio è associare i brani non già agli Autori, bensì agli esecutori, concetto distorto, assorbito dall’ascoltatore bischero immotivato quadratico medio, tanto che la celebre Aria Nessun dorma di Giacomo Puccini diventa Vincerò di Luciano Pavarotti. Inoltre, l’ascolto di mezzi elettroacustici, a meno che non siano espressamente desiderati dal Compositore, altro non è che un raffrontarsi con il cadavere dell’esecuzione: anche in Anatomia i cadaveri servono per imparare grossolanamente come sia composto un corpo umano, ma, ancorché la faccenda sia più delicata, ci si mette seriamente in contatto con l’Anatomia al momento di lavorare al tavolo operatorio, Medicina Legale permettendo. Nondimeno, tutti sono a rincorrere quello che, ancora oggi, per i più è, semplicemente, il disco, anziché ricercare un ascolto dal vivo. Pertanto, auspichiamo che passi in fretta questo periodo, pur nella conasapevolezza di dover digerire commenti e retrospettive per un congruo periodo.
    Sul fronte dell’abbigliamento, invece, plaudo alla passerella quale mezzo di divulgazione per le gonne:capi molto eleganti e più confacenti all’anatomia maschile: proprio il fatto di essere presenti a San Remo dovrebbe cancellare la ritrosia di molte persone ad indossare un capo veramente da uomo, ma, per troppo tempo, assegnato alle sole donne, costringendo i maschi ad indossare calzoni, che di maschile, stante la morfologia, hanno ben poco.

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