#pandemia fase 2. Monza, il regicidio, i cappelli e una ciminiera da salvare

Non si sa mai dove e da chi si impara. E neppure quando. E questo è molto bello.

Ieri sera ero stanca, avevo avuto una giornata lunga e piena di riunioni (quindi anche di lavoro da fare), ma alle 21 mi sono rimessa davanti al computer per condividere la diretta del Comitato Residenti Area Scotti di Monza. Era un impegno che avevamo preso come Legambiente.

Visto che era una cosa piuttosto lunga a un certo punto mi sono detta, io mi metto sul divano con il mio lavoro a maglia e ascolto, che stare qui a guardare ancora il video per due ore proprio non ce la posso fare.

E così ascoltando ho scoperto la storia di Monza, che sapevo vagamente ma che mi ha appassionato: con la costruzione della Villa Reale del parco il borgo agricolo era diventato una cittadina “reale”, ma dopo l’assassinio del re era caduta in disgrazia. Per fortuna la rivoluzione industriale è arrivata a salvarla, e all’inizio del 900 Monza è diventata la patria dei cappelli: un’incredibile concentrazione industriale per i tempi, per soddisfare le esigenze di un consumo di massa. Basta guardare le foto d’epoca e leggere i romanzi, non si usciva senza cappello. E insieme alle cappelliere (sugli aerei si chiamano ancora così gli spazi ripostiglio sopra la testa dei passeggeri) sono nate le espressioni “tanto di cappello”, “attaccare il cappello”…

Cosa c’entra con l’area Scotti? C’entra che Scotti era un grande feltrificio, chiuso tempo fa ma di cui si vede ancora, dal viale Cesare Battisti, dalla Villa Reale e dal Rondò dei Pini all’ingresso della città, la bellissima ciminiera. E c’entra che prima dell’estate si è scoperto che stava per partire un progetto di “riqualificazione dell’area” che prevedeva la costruzione di 3 bei grattacieli di 8 piani ciascuno. Ora a parte la fissazione umana per i grattacieli, la zona in cui li avrebbero costruiti, oltre alla ciminiera di archeologia industriale è piena di case basse, di edifici circondati dal verde, di vestigia della storia della città. E un po’ di rispetto per quel che è stato, che diamine!

Io abito vicino all’area Scotti. La ciminiera mi ha fatto da punto di riferimento quando ancora non mi orientavo nella città per me nuova. E il viale Cesare Battisti, con la sua larghezza e maestosità, con la sua prospettiva sulla Villa Reale, mi segna sempre il ritorno a casa. Come lo imbocco, che sia in macchina o in bici, che sia sotto Natale con le luci o d’estate con gli alberi verdissimi, mi dà sempre un senso di bellezza. Di quella bellezza costruita dall’uomo che però la natura ha accettato, perché è rispettosa, contenuta, seria.

Ecco pur non sapendo nulla della storia dell’area Scotti, ne ho colto il valore senza alcun dubbio. Perchè appunto la bellezza si impone anche da sè, e la storia si compenetra dei luoghi e arriva anche a chi non la studia.

Però è stato molto bello, ieri sera, imparare tante cose (anche come si restaura una ciminiera d’epoca!). E quindi sono grata a Legambiente che continua a farmi partecipe di un mondo a cui da sola non sarei arrivata, ai relatori che hanno parlato ieri, a chi lo ha organizzato.

Peccato che forse il pezzo di maglione che ho fatto ieri sera mentre ascoltavo probabilmente lo dovrò disfare… ma questa è un’altra storia…

Buona giornata intanto

Anna da Re

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