#pandemia fase 2. Forse avremo meno pretese

Ieri i social, le chat e tutti i nostri mezzi di comunicazione sono stati pieni di messaggi relativi al nuovo anno. Ce n’erano di molto belli, di sciocchi, di divertenti. L’abituale varietà degli esseri umani.

Ma tutti questi messaggi avevano in comune un senso chiaro e preciso, dovuto evidentemente al passato recente, all’anno appena trascorso. Avevano una certa modestia, quasi un timore di chiedere e immaginare qualcosa di bello e buono, per sè e per gli altri, in un prossimo futuro. Un timore forse scaramantico, e una modestia non necessariamente profonda.

Ma il senso generale era che avremo meno pretese.

Desiderare è umano e lecito, è anche bello e direi necessario, perché il desiderio ci muove, ci rende creativi, pieni di iniziativa.

Pretendere è diabolico. Non in assoluto, ovviamente, ci sono delle situazione in cui è giusto e necessario pretendere quello a cui si ha diritto. Ma il pretendere che abbiamo visto circolare nei rapporti sociali, reali o virtuali che fossero, non rientrava certo nei diritti che la società deve garantire. E le pretese erano esercitate non nei confronti di istituzioni o enti che appunto si muovono secondo condivise e dichiarate carte dei diritti, ma nei confronti di altre persone e del mondo in generale.

La pretesa, che appunto poggia su un diritto e per questo è insistente e pressante di suo, era diventata secondo me troppo diffusa, pervasiva. Oltre a rendere faticosi i rapporti con le persone, la pretesa è l’anticamera della frustrazione. Se chiedo, so già che potrei ricevere come risposta un si o un no. Se pretendo, la risposta deve essere si, e se invece è no, o ni o vediamo, ci si arrabbia, ci si sente lesi nei propri diritti e quindi frustrati e della rabbia, dell’impotenza conseguente non si sa cosa fare. Che la si sfoghi verso gli altri o verso se stessi, il male che la rabbia fa resta. La pretesa è anche l’anticamera del complotto e del vittimismo: c’è qualcuno che ce l’ha con me.

Ma forse questo 2020 pieno di imprevisti, che ci ha costretto a fermarci, a rivedere le priorità, a ricominciare da capo, forse questo 2020 ci ha insegnato ad avere meno pretese.

A chiedere, se c’è qualcosa a cui teniamo. Che vuol dire prendersi la responsabilità di sapere e dichiarare, in primis a se stessi, che c’è qualcosa che vogliamo. Che vuol dire anche sapere che la risposta potrebbe essere no. E potrebbe essere un no motivato da tante cose, non necessariamente da un complotto ordito contro di noi (che poi davvero, possiamo credere che ci sia qualcuno a cui avanza il tempo per complottare contro di noi?). E se la risposta è no, magari ci sono altre soluzioni, altri modi per ottenere quel qualcosa a cui teniamo tanto.

Che ne dite? Sì, ho ricominciato con le predichette. Va così.

ps cosa c’entrano le immagini della neve? Nulla, sono solo belle e pacificanti…

Buona giornata!

Anna da Re

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