Felicità è andare a pranzo a Milano con un’amica

Sembra incredibile come si possano dimenticare in un baleno anni e anni di vita in una città. Che poi non è giusto, dire dimenticare. Io non ho dimenticato gli anni in cui ho vissuto a Milano, no. Ma la mia familiarità con la città si è dissolta molto rapidamente.

Ricordo le strade, ricordo le case in cui ho abitato, i percorsi da e verso le case degli amici. Ma ogni volta che ci vado è come se entrassi in un mondo che è totalmente staccato e lontano da me. Quasi come se andassi a Bologna, a Padova, a Los Angeles. Guardo curiosa le vetrine e le persone che camminano per strada, mi irrito un po’ per il traffico e la mancanza di parcheggio, osservo, registro.

Oggi dovevo fare una commissione e ne ho approffittato per andare a pranzo con una mia amica. Felice di vedere lei e anche di poter pranzare fuori, come si faceva una volta e come ora ci sembra meraviglioso poter di nuovo fare. Siamo andate al Mercato di Santa Maria del Suffragio, che è una di quelle cose milanesi un po’ scopiazzate da altre metropoli ma tutto sommato funzionanti e consone. Nello spazio di un vecchio mercato coperto ci sono dei banconi dove prendersi da mangiare, e poi sia dentro che fuori ci sono parecchi tavolini. Oggi fuori, all’ombra, si stava benissimo. C’era un piacevole venticello, un’aria leggera. Dentro c’era un bancone con dei piatti di pesce, uno con la carne, un panificio. Peccato che quello di frutta e verdura non ci fosse. In ogni caso i piatti erano molto invitanti e molto buoni. Il pane me lo sono portato a casa ma la mia amica l’ha comprato altre volte e me ne ha garantito la bontà.

Di mercati coperti a Milano ce n’erano molti altri; quando sono arrivata io in città, anni e anni fa, direi che ce n’era uno per quartiere. E la gente ci andava a fare la spesa. C’era sempre un macellaio, un salumiere, un frutta e verdura, una drogheria, il panificio. Poi con supermercati, ipermercati e minimarket e con la gente che andava a lavorare la mattina alle 8 e tornava alle 8, con tutti che mangiavano nelle mense aziendali, avevano cominciato a sparire. Qualcuno è stato reinventato, chissà se con la rivoluzione della vita che ci ha portato il Covid qualcuno tornerà ad esistere.

Di Milano va riconosciuto che sa reinventarsi ogni volta. Nei trent’anni in cui ci ho abitato, non è mai stata uguale a se stessa. Non è stata sempre bella e interessante, ha avuto i suoi alti e bassi, ma dava sempre la sensazione di vitalità, di presenza, di attività. E secondo me la dà ancora, nonostante il Covid e nonostante tutto.

Quindi insomma, per quanto io non rimpianga la mia scelta di andarmene, sono felice di abitare a mezz’ora di strada e di avere conservato degli amici da andare a trovare. Milàn l’è sempre un grand Milàn, è proprio vero!

Buona giornata

Anna da Re

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