#iorestoacasa giorno 30. Quanto è abbastanza?

Tempo fa parlavamo con la mia socia di Legambiente, era prima dell’emergenza Coronavirus, poco prima, e parlavamo della corsa allo sviluppo inteso come sempre di più. Sempre più prodotti, sempre più profitto, sempre più consumo. E mi sono ricordata di un libro che si intitolava “Quanto è abbastanza?”di Robert e Edward Skidelsky, il cui sottotitolo era “Di quanto denaro abbiamo davvero bisogno per essere felici (meno di quello che pensi). Il libro non l’ho letto in realtà, anche se penso che lo dovrei fare, ma il tema di quanto è abbastanza, quanto si può e ci si deve fermare, quando il confine fra abbastanza e troppo scompare, è un tema che mi sta in testa perennemente.

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E mi è venuto in mente prepotentemente in questi giorni. Perchè se abbiamo bisogno di qualcosa, a meno che non sia alimentare o farmaceutico o reperibile in un supermercato, non lo possiamo comprare. E ci accorgiamo quindi di quell’automatismo inconsapevole che non ci faceva neanche considerare un bisogno come tale. Si comprava addirittura prima di averne bisogno o quando di qualcosa non se ne aveva bisogno affatto.

Ora procurarsi le cose è diventato un po’ più complicato. Vi faccio degli esempi: volevo prendere una cyclette o un’ellittica per allenarmi un po’ a casa, e dopo avere occupato un discreto tempo nelle ricerche online, ho rinunciato. Gli unici modelli ancora disponibili avevano dei prezzi iperbolici e solo dopo avere acquistato sapevi quando te li avrebbero consegnati. Ho finito la cipria, ho provato a cercarla online ma della marca che sono solita comprare non se ne trova più. Avrei avuto bisogno di un cavalletto, di un bastone, di un qualcosa per fare le riprese dall’alto, e anche in questo caso, puoi ordinare online e non sai se e quando ti consegneranno quello che ti serve. Ora sto finendo le cartucce dell’inchiostro per la stilo…

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Ora voi mi direte ci si può arrangiare diversamente. E infatti. Le app di workout della Nike sono fantastiche, chiare e ben fatte, allenamenti diversi come tempi e impegno, si trova quel che fa per noi di sicuro. Cipria, ho tirato fuori una compatta che era nel beauty da viaggio. Riprese dall’alto, usando una ribaltina e l’iPad e tre giorni di studio ce l’ho fatta.

Ed erano cose minori. Che però mi hanno dato l’idea di come io, e non solo io, dessi per scontato che se qualcosa mi manca esco e lo compro.

Le signore e i signori after fifty come me sono cresciuti in un mondo meno abbondante e meno ricco di quello di ora, ma ci eravamo anche noi adagiati in un’illusione di disponibilità infinita delle cose, di assenza di limiti se non quelli dei proprio portafoglio. Sapere che non è così, sapere perché lo si tocca con mano, è importante, fondamentale.

Perché ci apre una nuova strada. Di maggiore consapevolezza nelle scelte, di maggiore attenzione. Di riscoperta, magari, di quel che possiamo fare da soli invece che andarlo a comprare. Avrete visto quanta gente si è messa a fare il pane, in questo periodo, e gli è piaciuto tantissimo!

Insomma forse ognuno di noi potrà fare delle considerazioni su che cosa per lei o lui è davvero “abbastanza”. Che ne dite?

Buona giornata!

Anna da Re

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