Vedere, guardare, essere presenti. E andare a teatro

Tra i commenti che ricevo, ce n’era uno relativo al post sul lavorare un po’ meno e imparare di più. Il commento accennava a una serie di cose “fatte” online, e si concludeva con la frase “visto tanto, guardato niente”.

E in effetti è proprio vero. Le cose che guardiamo online spesso ci sfiorano appena, non ci restano impresse, le dimentichiamo un attimo dopo averle viste. Quindi avrei dovuto dire “le cose che vediamo online”. Anch’io uso vedere e guardare come sinonimi, ben sapendo che non lo sono.

Ieri sono stata a teatro, allo Strehler, a vedere Pane o libertà di e con Paolo Rossi. Sono affezionata a Paolo Rossi, me lo ricordo quando faceva il cabaret allo Zelig in una stanzetta con il pubblico a mezzo metro di distanza, e rideva ancora prima di essere riuscito a dire le battute. Sono affezionata allo Strehler perché un bel teatro dove ho visto delle belle cose. Mi ha fatto piacere tornare a teatro, e sostenere un lavoro che ritengo prezioso e benefico.

Certo eravamo in pochi. Forse anche perché era domenica pomeriggio ed era pure una bella giornata tiepida. Ma anche se fosse stato pieno, sarebbe stato un pieno mezzo vuoto. Che fa uno strano effetto. Ti rende più partecipe. Ti rende responsabile. Ti rende presente. Mi ricordo che una volta un’amica, che aveva lavorato per il teatro, mi ha detto che un attore fa il massimo anche se ha un solo spettatore. Perchè il lavoro dell’attore esiste solo se c’è uno spettatore, e quindi ne basta uno. E l’esperienza di ieri era un po’ così. Non ero sola, ma eravamo pochi, distanziati ma molto consapevoli gli uni degli altri.

È stata una bella esperienza. Lo spettacolo era carino, ma soprattutto era l’essere a teatro che era bello. L’esserci dopo tanto tempo, e anche l’esserci e basta.

Perché alla fine, la grande differenza che mi ha evocato la frase “visto tanto, guardato niente”, non era tanto tra i due termini vedere e guardare, quanto tra l’esserci, presenti a se stessi e consapevoli, oppure no nel mentre si fa una cosa. E di fronte a qualcosa di virtuale, di evanescente come un discorso o un viso filtrato da uno schermo, è più difficile essere presenti, o più facile essere assenti. E quando siamo assenti dalla nostra vita… beh, non è per niente bello. Neppure conveniente, visto che nessun momento torna indietro e si ripete solo perché noi in quel momento eravamo distratti.

Allora cerchiamo, con tutti i distanziamenti e le precauzioni del caso, di essere presenti.

E intanto buona giornata!

Anna da Re

2 risposte a "Vedere, guardare, essere presenti. E andare a teatro"

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